mercoledì 30 marzo 2011

LA "RIFORMA" PIDUISTA DEL GOVERNO

E veniamo alla giustizia...
leggo dal piano di rinascita di Licio Gelli e voi vedete se vi suona familiare con quello che leggete e sentite in televisione in questi giorni:


“Emergenza a breve termine, 
il programma urgente comprende provvedimenti istituzionali e provvedimenti di indole economico  
– sociale 
A) ordinamento giudiziario, le modifiche più urgenti investono: 
la responsabilità civile per colpa dei magistrati, il divieto di nominare sulla stampa i magistrati, comunque investiti da procedimenti giudiziari, 
la normativa per l’accesso in carriera, 
esami psicoattitudinali preliminari, 
la modifica delle norme in tema di facoltà di libertà provvisoria in presenza di reati di eversione, 
(questo era legato al fatto che c’era il terrorismo in quel momento)
e poi i provvedimenti a lungo termine.


Responsabilità del guardasigilli verso il Parlamento sull’operato del PM, modifica costituzionaleriforma del Csm che neve essere responsabile verso il Parlamentoriforma dell’ordinamento giudiziario per ristabilire criteri di selezione per merito delle promozioni dei magistrati, imporre limiti di età per le funzioni di accusa, separare le carriere requirente e aggiudicanteridurre a aggiudicante la funzione pretorile.
Esperimento di elezione di magistrati tra Avvocati con 25 anni di funzioni in possesso di particolari requisiti morali"
...Come vedete c’è esattamente tutto. 

Adesso avendo il tempo di entrare nel merito anche perché i giornali possono fare soltanto delle anticipazioni, vi leggo i titoli che i giornali hanno dedicato giorni fa  alla riforma epocale di Berlusconi e Alfano.Vediamo:Il Giornale: “Berlusconi per la giustizia riforma epocale” cosa cambia con la nuova normativa? Carriere separate per giudici e PM, il Csm si sdoppia in due rami uno per i giudici e uno per i PM, un’alta corte giudicherà i magistrati quindi non più il Csm ma una specie di plotone di esecuzione di nomina politica, per quanto riguarda l’azione penale l’idea sarebbe quella di far decidere al Parlamento quali sono i reati prioritari che le procure devono perseguire, il tutto su indicazione del Ministro della Giustizia, responsabilità civile dei giudici per colpa...
Il Corriere: "Sdoppiamento delle carriere del Csm, obbligatorietà dell’azione penale non c’è più perché sarà il Parlamento su indicazione del Ministro a dire alle procure quali reati devono perseguire e quali no e poi spezzare, come dice Quagliariello il cordone ombelicale tra la Polizia giudiziaria e i pubblici Ministeri, in modo che la polizia giudiziaria prenda ordini solo dal governo e non dai magistrati e se prende ordini dal governo è difficile che la polizia giudiziaria possa indagare sul governo"...Prendete Berlusconi che minaccia con la sua sola qualità la Questura di Milano, già oggi i funzionari della Questura di Milano non segnalano nel rapporto che lui ha telefonato spacciando Ruby per la nipote di Mubarak , sono quelli delle volanti che hanno segnalato tutto questo, sono quasi eroici, perché? Perché lo sanno che sopra di loro c’è il Ministro dell’Interno e sopra il Ministro dell’Interno c’è il Presidente del Consiglio che si permette di telefonare, eppure lo segnalano lo stesso, perché? Perché sanno che oggi sono protetti dalla Magistratura.
Domani invece si vuole staccare polizia e magistratura in modo che la polizia faccia solo quello che gli dice il governo e quindi solo quello che conviene al governo...
Ecco il nuovo piano di Alfano questa è repubblica, giudici e PM divisi, azione penale pilotata dal Ministro e dal Parlamento, due Csm con meno poteri, polizia autonoma dalle procure e cioè asservita a chi? Al governo, come vedete non c’è nulla di epocale, semmai di devastante, non c’è nulla di nuovo perchè era già stato scritto dalla P2, c’è un danno drammatico per cittadini italiani naturalmente, che ha ragione Beppe Grillo quando scrive che la Costituzione non è immutabile, si possono apportare delle migliorie, soprattutto laddove si tratta di allargare gli spazi di democrazia diretta e partecipativa, il referendum senza quorum, il referendum propositivo, l’obbligo del Parlamento di discutere vincolante di discutere le leggi di iniziativa popolare, si può fare molto per aumentare le dosi di democrazia diretta, qui invece stiamo parlando di una controriforma piduista che la democrazia, sia diretta che indiretta, le vuole confiscare, le vuole definitivamente cancellare.

Ci saranno altri post che parleranno dell'attuale attuazione, scusate il gioco di parole, del "Piano di Rinascita Democratica" della P2 scritto da Licio Gelli 30 anni fa...il problema è che riescono ad attuarlo oggi.

Questo post è stato scritto con "l'aiuto" di Marco...due libri e altre info della rete..


Di seguito vi metto il testo originale di  una parte del 
"Piano di Rinascita Democratica" di Licio Gelli:





martedì 29 marzo 2011

LA FALSA NOTIZIA SUL DECRETO SALVA PEDOFILI

Inizio questo mio post col condannare ogni violenza a donne e bambini e a dare il mio benestare a tutte quelle punizioni possibili per questi "mostri".
Detto questo iniziamo...


Ancora una volta, si prendono fischi per fiaschi, lucciole per lanterne, e pere per mele. 
E solo perché il testo dell’emendamento è diciamo “fatto con i piedi”, ed è scritto in modo castronesco (questo è l’unico rimprovero che si può fare ai firmatari). 
In verità però non c’è nulla di scandaloso, posto che si tratta solo di una banale armonizzazione di norme di legge.
Cosa dice o diceva esattamente l’emendamento incriminato? 

Be’, prima di tutto non salvava certo i pedofili. 
E’ un emendamento  scritto male e formulato in modo ambiguo, ma – come ho già anticipato – aveva solo l’intento di armonizzare una modifica di legge. Ma partiamo dall’inizio: un altro emendamento, il 1241, ha fatto includere gli atti sessuali su minore (art. 609quater) fra i reati per i quali c’è l’arresto obbligatorio in flagranza. 
Il “famigerato” emendamento 1707  intendeva far escludere dall’arresto obbligatorio i casi di “minore gravità” (comma 4, art 609quater c.p.p.). Praticamente, intendeva preservare, per i casi di minore gravità, l’arresto facoltativo, oggi in vigore per tutto l’articolo, modificando l’art. 380 c.p.p.: se andate infatti a leggervi l’attuale 609quater, nelle note procedurali, l’arresto è attualmente facoltativo (art. 381 c.p.p.) per tutti i casi previsti dalla norma! 
Di fatto, l’emendamento voleva cristallizzare la situazione attuale, per i soli casi di minore gravità. 
Certamente non voleva salvare le chiappe ai pedofili, come invece sbandierano i sinistri a destra e a manca, dimenticandosi che l’attuale 609quater, con l’arresto facoltativo per gli atti sessuali su minori indipendentemente dalla gravità, è stato approvato durante il governo Dini, sostenuto dal centrosinistra e dalla Lega (ma allora nessuno protestò o parlò di norma salvapedofili).
Ciò detto, mi sovviene precisare che il fraintendimento (?) che ha fatto nascere la protesta è scaturito dalla confusione tra arresto facoltativo e/o obbligatorio in flagranza di reato eprocedibilità del reato

In verità, fra i due aspetti processual-penalistici c’è una bella e sostanziale differenza. 
Il primo (arresto facoltativo/obbligatorio) attiene alle modalità operative della polizia giudiziaria dinanzi al reo colto nel momento in cui compie il fatto di reato. 
La legge stabilisce quando la polizia può arrestare ovvero deve arrestare se sorprende qualcuno a commettere un reato. 
L’arresto in questo caso non ha finalità punitive, ma semplicemente precautelari. 
Tant’è che può capitare che una persona viene arrestata e poi rilasciata perché il giudice non convalida l’arresto. 
Il secondo aspetto invece riguarda la modalità di attivazione del procedimento penale, e cioè quella che in modo spesso atecnico viene definita denuncia. 
La legge, infatti, stabilisce quando un reato è procedibile a querela di parte ovvero d’ufficio. 
E cioè quando richiede una espressa volontà punitiva della persona offesa, oppure no. 
Laddove un reato è procedibile a querela della persona offesa, e la querela non c’è, chi ha commesso il reato non è punibile. 
Se un reato invece è procedibile d’ufficio, la presenza o meno di una querela è irrilevante: il pubblico ministero avrà comunque l’obbligo di esercitare l’azione penale.
Ebbene, tornando al caso specifico, l’art. 609quater è un reato procedibile a querela di parte, indipendentemente dalla gravità. 

La conseguenza è che se il minore o genitore non denuncia il fatto tramite querela (che poi diventa irrevocabile), la polizia giudiziaria dopo l’arresto deve rilasciare necessariamente l’autore del reato, il quale non verrà punito: manca la condizione di procedibilità dell’azione penale. 
D’altro canto, se andiamo a leggere un altro articolo, e precisamente il 600bis (atti sessuali con minori in cambio di denaro e altro), questi è invece  un reato procedibile d’ufficio, con la conseguenza che il PM potrà – come ho già detto – esercitare l’azione penale e dunque procedere d’ufficio anche senza querela; potrà, in altre parole, chiedere la punizione del  colpevole indipendentemente dalla volontà della persona offesa (minore e/o genitore). 
Da ciò si deduce, in modo chiaro e incontrovertibile, che l’emendamento 1707 non toccava le note procedurali (i presupposti dell’azione penale!), ma incideva solo sulla mera facoltà della polizia giudiziaria di arrestare o meno il reo in flagranza di reato in caso di atti sessuali di minore gravità che non è violenza sessuale ex-art. 609bis c.p. 
Decisamente un altro tipo di discorso. 


Ma la disinformazione, anche in questo caso non si è dimostrata acqua…


La mia opinione è che comunque ci vorrebbe la detenzione obbligatoria cautelativa per le "persone" anche solo accusate del reato di violenza...

domenica 27 marzo 2011

CHI HA ARMATO LA LIBIA?!

ARMI "LEGGERE" ITALIANE ALLA LIBIA: OTTO MILIONI DI EURO IN FUCILI E PISTOLE


La denuncia della Tavola della Pace e della Rete Italiana per il disarmo chiama in causa il governo e le aziende produttrici.

Tavola della pace - Rete Italiana per il disarmo
Mercoledi' 9 Marzo 2011




E' accertato: nel 2009 il governo Berlusconi ha autorizzato l'invio a Gheddafi di 11mila tra pistole e fucili semiautomatici della ditta Beretta decidendo poi di non segnalarlo all'Unione Europea.

Si tratta di 7.500 pistole semiautomatiche modello Beretta PX4 Storm cal. 9x19, di 1.900 carabine semiautomatiche modello Beretta CX4 Storm cal. 9x19 e di 1.800 fucili Benelli modo M4 cal.12 sempre della ditta Beretta esportate dall'Italia via Malta.

"Oltre 11mila tra carabine, fucili e pistole del valore di quasi otto milioni di euro - tutti sistemi d'arma semiautomatici di alta precisione e talune di tipo quasi militare, ma autorizzate come "armi da difesa" - sono stati esportati nel 2009 con beneplacito del governo Berlusconi dalla fabbrica d'armi Beretta al colonnello Gheddafi. Il fatto non sarebbe mai venuto alla luce se non ci fosse stata la nostra indagine su documenti resi pubblici dal governo maltese a seguito di discrepanze nei rapporti europei". Lo affermano in un comunicato congiunto la Rete Italiana per il Disarmo e la Tavola della Pace. Le due organizzazioni definiscono "grave e irresponsabile" la condotta dei ministri degli Esteri, Franco Frattini, e degli Interni, Roberto Maroni e stigmatizzano le "reiterate falsità" del ministro della Difesa, Ignazio La Russa, sul tema delle forniture militari italiane alla Libia.

"Al di là del singolare 'errore di trascrizione' dei funzionari maltesi - che avevano inizialmente riportato un carico di oltre 79 milioni di euro invece che di 7,9 milioni di euro di armi, una faccenda ancora poco chiara sulla quale il Governo dove ancora rispondere in Parlamento - abbiamo ampiamente accertato che l'Italia nel 2009 ha esportato oltre 11mila armi di tipo semiautomatico, molto simili a quelle militari e comunque estremamente letali alla Libia senza darne alcuna comunicazione né al Parlamento né all'Unione Europea" - afferma Francesco Vignarca, coordinatore della Rete Italiana per il Disarmo. "Seppure, stando alle procedure burocratiche, l'autorizzazione possa anche essere fatta rientrare nella normativa nazionale prevista per le armi di 'non specifico uso militare', resta il fatto - gravissimo - che il Governo italiano abbia deciso di non segnalarla nelle relazioni all'Unione Europea senza poi fare un passo ufficiale di chiarezza una volta esploso il caso" segnalato congiuntamente da Tavola della Pace e Rete Disarmo.

"Il ministro La Russa - spiega Flavio Lotti, coordinatore della Tavola della pace - ha cercato di sviare l'attenzione dalla faccenda affermando pubblicamente che 'il Ministero della Difesa non ha dato nemmeno un coltellino per unghie a Gheddafi'. E' vero - commenta Lotti. Non si tratta di coltellini per unghie, ma di vere e proprie armi che oggi stanno facendo stragi di civili. Non è forse vero che il suo Ministero il 17 ottobre 2008 ha autorizzato la vendita di armi alla Libia per 3 milioni di euro? In ogni caso, al popolo libico interessa molto poco se le armi italiane siano state esportate con il consenso del Ministero degli Interni, degli Esteri o della Difesa. Sta di fatto che quelle armi vengono oggi usate per reprimere nel sangue chi si oppone al regime di Gheddafi. Che ne pensa il ministro degli Interni, Roberto Maroni? E' lui che ha autorizzato l'invio di 11.000 armi al regime di Gheddafi".
"Stesso discorso per il ministro Frattini - aggiunge Giorgio Beretta, analista della Rete Disarmo. Il ministro degli Esteri sa bene che - seppur sia stato sollevato l'embargo di armi verso la Libia - è incaricato di far eseguire la Posizione Comune dell'Unione europea sulle esportazioni di armamenti"
Tale decisione comunitaria chiede espressamente ai governi prima di ogni esportazione di armi di accertare il "rispetto dei diritti umani nel paese di destinazione finale", il "rispetto del diritto internazionale umanitario da parte di detto paese" e di rifiutare le esportazione di armi "qualora esista un rischio evidente che la tecnologia o le attrezzature militari da esportare possano essere utilizzate a fini di repressione interna" (Criterio 2).
"Signor Ministro, chi le ha dato le necessarie garanzie? Forse Gheddafi quando è venuto a Roma? - riprende Giorgio Beretta - E, badi bene, quelle armi sono state personalmente prese in carico - come ha certificato l'Ambasciatore italiano a Tripoli, Vincenzo Schioppa - dal Colonnello libico Abdelsalam Abdel Majid Mohamed El Daimi, Direttore della Direzione Armamenti della Pubblica Sicurezza del colonnello Gheddafi, non quindi da una qualsiasi ditta autorizzata alla rivendita al dettaglio di "armi per uso civile": sono cioè armi consegnate a funzionari del regime del rais e, lei signor Ministro non può dirsi estraneo alla faccenda"

"Vi è poi una grave mancanza di trasparenza della ditta Beretta" - aggiunge Carlo Tombola, direttore dell'Osservatorio sulle armi leggere (OPAL) con sede a Brescia. "A seguito del comunicato della Rete Disarmo la ditta bresciana produttrice delle armi esportate alla Libia si è prontamente pronunciata per 'smentire seccamente' il coinvolgimento nella fornitura di 79 milioni di euro di armi leggere alla Libia tramite Malta riportato da organi di stampa belgi, maltesi e italiani. Ma la ditta si è guardata bene dal dichiarare che in quello stesso anno aveva inviato oltre 11mila armi di sua fabbricazione ai funzionari del colonnello Gheddafi. Per non dire poi che le armi esportate sono di fatto alquanto simili a quelle presenti nel catalogo militare della Beretta. Le variazioni sono minime, assolutamente irrilevanti ai fini della repressione interna" - conclude Tombola.



Ma allora mi pongo una domanda: 
Quante armi abbiamo venduto in questi ultimi anni alla Libia, quali, quando e in base a quali accordi politici e militari?




Può essere bastato un baciamano per concludere un affare da 11.000 armi e non solo?
Altro che real politic...io la chiamerei sur-real politic.


Inoltre: perché il ministro della difesa Ignazio La Russa ancora non ha spiegato in cosa consista l'autorizzazione rilasciata dal suo Ministero il 17 ottobre 2008 del valore di 3 milioni di euro avente come destinatario la Libia (Autorizzazione "Nulla Osta" n.53861 del Ministero della Difesa) e che tipo di armamenti prodotti dalla ditta Oto Melara del valore di 3 milioni di euro siano stati esportati su autorizzazione sempre del suo Dicastero (SMD/47890/05) segnalata nella Relazione della Presidenza del Consiglio nel 2009?


Ci sarebbero tantissime domande a molti lati oscuri di questa vicenda...
Io non smetterò di cercare delle risposte...






Fonti e dati fornite da: La Tavola della Pace

sabato 26 marzo 2011

L' ENERGIA INNOVATIVA !?

L' energia nucleare non è indispensabile


La tragedia del terremoto e dello tsunami che ha colpito il nord del Giappone, e i conseguenti danni alla centrale nucleare di Fukushima-I hanno ravvivato il dibattito sull’uso dell’energia da fissione nucleare. 
Le conseguenze sono ancora da accertare ma l’incidente sembra destinato a frenare le prospettive di sviluppo di queste opzione tecnologica.
Senza entrare nel merito del dibattito sui pro e i contro dell’energia nucleare, in questo post si intende confutare una tesi sostenuta da diversi commentatori, secondo cui l’energia nucleare è indispensabile.
“Io rimango convinto che il mondo non può fare a meno del nucleare per sopravvivere,”  ha dichiarato il senatore Umberto Veronesi. “Una fonte indispensabile,”  ha dichiarato il giornalista Giuliano Ferrara. Secondo Pippo Ranci  “il prezzo più elevato (della rinuncia al nucleare, ndr) sarebbe l’abbandono delle politiche per il clima… per uscire da una catastrofe improbabile andremmo a cercarne un’altra forse meno improbabile, quella del riscaldamento globale”.
Su Repubblica del 19 marzo  Veronesi è stato ancora più esplicito, arrivando a sostenere che sia “scientificamente vero” che “senza l'energia nucleare il nostro pianeta, con tutti i suoi abitanti, non sopravviverà" e che "la scelta dell'energia nucleare è dunque inevitabile...".

In realtà, dall’esame di numerosi studi svolti da diversi gruppi di ricerca, prima dell’11 marzo, emerge un quadro molto diverso.
Innanzitutto, va detto che i dati degli ultimi anni mostrano una sostanziale stabilità della produzione di energia nucleare; per il futuro incrementi significativi erano previsti in Cina, India o nei paesi in via di sviluppo; nei paesi sviluppati le prospettive erano già molto limitate, soprattutto a causa via della deregulation del settore dell’energia, che rende poco attraenti gli alti investimenti iniziali necessari per l’energia nucleare. Si può quindi escludere che l’energia nucleare possa essere vista come la “silver bullet”, la soluzione decisiva in grado di soddisfare in futuro la grande richiesta d’energia del pianeta.
Oggetto di dibattito scientifico è invece quanto l’energia nucleare possa essere utile e conveniente, quale ruolo possa giocare nel “portfolio” di opzioni necessarie per garantire l’energia che le persone di tutto il mondo necessitano per soddisfare i propri bisogni, in base alla gravità dei danni potenziali. E anche in base ad alcune intrinseche debolezze: sicurezza in caso di incidenti e anche di eventuali attacchi terroristici; smaltimento delle scorie; elevati costi assicurativi, contrarietà delle popolazioni locali ecc.

Un altro punto importante e poco menzionato in Italia è quanto l’energia nucleare possa contribuire a soddisfare la richiesta energetica mondiale e insieme permettere le pesanti riduzioni delle emissioni di gas climalteranti già annunciate nel  G8 all’Aquila e alla base dell’accordo di Cancùn. 
Si tratta di obiettivi molto ambiziosi, oggi richiamati da chi propone lo sviluppo dell’energia nucleare (non da tutti, fra gli sponsor più accessi dell’energia nucleare ci sono anche molti negazionisti climatici, come Franco Battaglia e diversi altri membri dell’Associazione Galileo 2001). 
Molti gruppi di ricerca hanno studiato le potenzialità delle diverse tecnologie e pratiche nel ridurre le emissioni globali dei gas che surriscaldamento il pianeta, nonché quale potrebbe essere il mix tecnologico più conveniente. Si tratta di studi molto complessi, che devono assumere ipotesi su fattori molto difficili da prevedere anche nel futuro immediato, quali il costo dell’approvvigionamento delle materie prime (carbone, petrolio, uranio), i tassi di interesse, nonché la capacità delle diverse tecnologie di migliorarsi e svilupparsi più rapidamente.

Nel caso del nucleare, notevoli incertezze ci sono nella valutazione dei costi effettivi e delle reali emissioni di CO2  di questa tecnologia, se valutati con l’approccio del ciclo di vita, ossia considerando l’intera filiera di produzione e la dismissione degli impianti. Su questi punti, torneremo con un altro post.
Uno degli studi più accurati e recenti (FIG 1 ), realizzato da 16 studiosi di 6 diversi centri di ricerca europei e pubblicato sul numero 31 del 2010 dell’Energy Journal”, ADAM comparison , ha confrontato i mix tecnologici proposti dai modelli economico-energetici-ambientali di diversi gruppi di ricerca: MERGE (Paul Scherrer Institute) TIMER (Netherlands Environmental Assessment Agency), POLES (CNRS, Université Pierre Mendès-France), REMIND (Potsdam Institute for Climate Impact Research), E3MG (Cambridge Centre for Climate Change Mitigation), e i relativi costi.

Un altro studio di grande importanza è il RECIPE project (Report on Energy and Climate Policy in Europe) , che ha confrontato i modelli REMIND (Potsdam Institute for Climate Impact Research), WITCH (Centro Euromediterraneo per i Cambiamenti Climatici e Fondazione Eni Enrico Mattei) e IMACLIM (Centre International de Recherche sur l'Environnement).
In entrambi gli studi emerge con chiarezza che anche negli scenari più stringenti di riduzione delle emissioni di gas serra, il nucleare non gioca un ruolo chiave e il suo contributo non sarà determinante.
Lo studio Adam (vedi tabella ), ha specificatamente analizzato scenari di stop allo sviluppo del nucleare (scenario “no nuke”) e di rapido abbandono di questa tecnologia (scenario “nuke phaseout”) concludendo che l’energia nucleare non è indispensabile a un’efficace strategia contro i cambiamenti climatici. Anche lo scenario più stringente di riduzione delle emissioni, volto a raggiungere la stabilizzazione delle concentrazioni in atmosfera di CO2 eq. a 400 ppm, rimane comunque raggiungibile, anche senza l’opzione nucleare.

Sicuramente la rinuncia al nucleare richiederà di essere compensata con un maggiore impegno per il risparmio energetico, il miglioramento dell’efficienza nella produzione e nel consumo dell’energia, per un aumento drastico della produzione di energia da fonti rinnovabili, nonché per l’adozione della cattura e stoccaggio del carbonio nella produzione dell’energia da fonti fossili. Per raggiungere questi obiettivi sarà quindi necessario un cambiamento dell’attuale sistema energetico con una rapidità senza precedenti, una rivoluzione simile a quella avvenuta negli ultimi decenni nel campo delle tecnologie digitali, dalla diffusione di internet alla telefonia mobile. Una strada certo impegnativa, ma ancora percorribile. 

IMPOSSIBILE RESTARE INDIFFERENTI

Ciao a tutti,
vorrei farvi notare l'iniziativa di Gino Strada per la manifestazione del 2 Aprile prossimo.
Se siete d'accordo anche voi, mettete la vostra firma su questo sito: http://www.dueaprile.it/index.php
Grazie a tutti

LA LIBIA E' PIU' CONNESSA DELL'ITALIA

Perché in Libia c'è la guerra e in Italia no?
La ragione è che i libici si informano in Rete e noi con la televisione.
La settimana scorsa ho notate che il sito http://www.speedtest.net/, il più utilizzato a livello mondiale,
ha introdotto un nuovo servizio:
http://netindex.com/.
Mentre sto scrivendo, sono andato a rivedere l'elenco e adesso devo tenermi alla scrivania
per evitare di iniziare a ruotare sulla mia sedia assieme ai miei testicoli: dal 41 esimo posto dove 
eravamo la settimana scorsa, questa sera siamo al 71 esimo. 
Sotto il Kazakistan, la Libia, il Cile,Trinidad e Tobago
E' una cosa allucinante. 
Io vivo ai Falciani, piccola frazione imprunetina in provincia di Firenze
e non ho nemmeno l' ADSL e quindi devo usare il telefono per collegarmi.
Non posso accettare che nel 2011, in Italia abbiamo una connessione di 5 volte inferiore a quella 
della Romania. Siamo ben dopo il GHANA! Ci rendiamo conto del fatto che hanno speso miliardi 
in opere inutili, con i quali avrebbero potuto mettere la fibra ottica in tutto il paese?
Mi sono veramente rotto di un paese che ostacola la comunicazione.
Sembra di vivere in una larva in cui a nessuno frega nulla, nessuno è disposto a fare nulla perché tutti
i media minimizzano.
Per inserire un commento CLIKKA sul titolo del post
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