domenica 27 marzo 2011

CHI HA ARMATO LA LIBIA?!

ARMI "LEGGERE" ITALIANE ALLA LIBIA: OTTO MILIONI DI EURO IN FUCILI E PISTOLE


La denuncia della Tavola della Pace e della Rete Italiana per il disarmo chiama in causa il governo e le aziende produttrici.

Tavola della pace - Rete Italiana per il disarmo
Mercoledi' 9 Marzo 2011




E' accertato: nel 2009 il governo Berlusconi ha autorizzato l'invio a Gheddafi di 11mila tra pistole e fucili semiautomatici della ditta Beretta decidendo poi di non segnalarlo all'Unione Europea.

Si tratta di 7.500 pistole semiautomatiche modello Beretta PX4 Storm cal. 9x19, di 1.900 carabine semiautomatiche modello Beretta CX4 Storm cal. 9x19 e di 1.800 fucili Benelli modo M4 cal.12 sempre della ditta Beretta esportate dall'Italia via Malta.

"Oltre 11mila tra carabine, fucili e pistole del valore di quasi otto milioni di euro - tutti sistemi d'arma semiautomatici di alta precisione e talune di tipo quasi militare, ma autorizzate come "armi da difesa" - sono stati esportati nel 2009 con beneplacito del governo Berlusconi dalla fabbrica d'armi Beretta al colonnello Gheddafi. Il fatto non sarebbe mai venuto alla luce se non ci fosse stata la nostra indagine su documenti resi pubblici dal governo maltese a seguito di discrepanze nei rapporti europei". Lo affermano in un comunicato congiunto la Rete Italiana per il Disarmo e la Tavola della Pace. Le due organizzazioni definiscono "grave e irresponsabile" la condotta dei ministri degli Esteri, Franco Frattini, e degli Interni, Roberto Maroni e stigmatizzano le "reiterate falsità" del ministro della Difesa, Ignazio La Russa, sul tema delle forniture militari italiane alla Libia.

"Al di là del singolare 'errore di trascrizione' dei funzionari maltesi - che avevano inizialmente riportato un carico di oltre 79 milioni di euro invece che di 7,9 milioni di euro di armi, una faccenda ancora poco chiara sulla quale il Governo dove ancora rispondere in Parlamento - abbiamo ampiamente accertato che l'Italia nel 2009 ha esportato oltre 11mila armi di tipo semiautomatico, molto simili a quelle militari e comunque estremamente letali alla Libia senza darne alcuna comunicazione né al Parlamento né all'Unione Europea" - afferma Francesco Vignarca, coordinatore della Rete Italiana per il Disarmo. "Seppure, stando alle procedure burocratiche, l'autorizzazione possa anche essere fatta rientrare nella normativa nazionale prevista per le armi di 'non specifico uso militare', resta il fatto - gravissimo - che il Governo italiano abbia deciso di non segnalarla nelle relazioni all'Unione Europea senza poi fare un passo ufficiale di chiarezza una volta esploso il caso" segnalato congiuntamente da Tavola della Pace e Rete Disarmo.

"Il ministro La Russa - spiega Flavio Lotti, coordinatore della Tavola della pace - ha cercato di sviare l'attenzione dalla faccenda affermando pubblicamente che 'il Ministero della Difesa non ha dato nemmeno un coltellino per unghie a Gheddafi'. E' vero - commenta Lotti. Non si tratta di coltellini per unghie, ma di vere e proprie armi che oggi stanno facendo stragi di civili. Non è forse vero che il suo Ministero il 17 ottobre 2008 ha autorizzato la vendita di armi alla Libia per 3 milioni di euro? In ogni caso, al popolo libico interessa molto poco se le armi italiane siano state esportate con il consenso del Ministero degli Interni, degli Esteri o della Difesa. Sta di fatto che quelle armi vengono oggi usate per reprimere nel sangue chi si oppone al regime di Gheddafi. Che ne pensa il ministro degli Interni, Roberto Maroni? E' lui che ha autorizzato l'invio di 11.000 armi al regime di Gheddafi".
"Stesso discorso per il ministro Frattini - aggiunge Giorgio Beretta, analista della Rete Disarmo. Il ministro degli Esteri sa bene che - seppur sia stato sollevato l'embargo di armi verso la Libia - è incaricato di far eseguire la Posizione Comune dell'Unione europea sulle esportazioni di armamenti"
Tale decisione comunitaria chiede espressamente ai governi prima di ogni esportazione di armi di accertare il "rispetto dei diritti umani nel paese di destinazione finale", il "rispetto del diritto internazionale umanitario da parte di detto paese" e di rifiutare le esportazione di armi "qualora esista un rischio evidente che la tecnologia o le attrezzature militari da esportare possano essere utilizzate a fini di repressione interna" (Criterio 2).
"Signor Ministro, chi le ha dato le necessarie garanzie? Forse Gheddafi quando è venuto a Roma? - riprende Giorgio Beretta - E, badi bene, quelle armi sono state personalmente prese in carico - come ha certificato l'Ambasciatore italiano a Tripoli, Vincenzo Schioppa - dal Colonnello libico Abdelsalam Abdel Majid Mohamed El Daimi, Direttore della Direzione Armamenti della Pubblica Sicurezza del colonnello Gheddafi, non quindi da una qualsiasi ditta autorizzata alla rivendita al dettaglio di "armi per uso civile": sono cioè armi consegnate a funzionari del regime del rais e, lei signor Ministro non può dirsi estraneo alla faccenda"

"Vi è poi una grave mancanza di trasparenza della ditta Beretta" - aggiunge Carlo Tombola, direttore dell'Osservatorio sulle armi leggere (OPAL) con sede a Brescia. "A seguito del comunicato della Rete Disarmo la ditta bresciana produttrice delle armi esportate alla Libia si è prontamente pronunciata per 'smentire seccamente' il coinvolgimento nella fornitura di 79 milioni di euro di armi leggere alla Libia tramite Malta riportato da organi di stampa belgi, maltesi e italiani. Ma la ditta si è guardata bene dal dichiarare che in quello stesso anno aveva inviato oltre 11mila armi di sua fabbricazione ai funzionari del colonnello Gheddafi. Per non dire poi che le armi esportate sono di fatto alquanto simili a quelle presenti nel catalogo militare della Beretta. Le variazioni sono minime, assolutamente irrilevanti ai fini della repressione interna" - conclude Tombola.



Ma allora mi pongo una domanda: 
Quante armi abbiamo venduto in questi ultimi anni alla Libia, quali, quando e in base a quali accordi politici e militari?




Può essere bastato un baciamano per concludere un affare da 11.000 armi e non solo?
Altro che real politic...io la chiamerei sur-real politic.


Inoltre: perché il ministro della difesa Ignazio La Russa ancora non ha spiegato in cosa consista l'autorizzazione rilasciata dal suo Ministero il 17 ottobre 2008 del valore di 3 milioni di euro avente come destinatario la Libia (Autorizzazione "Nulla Osta" n.53861 del Ministero della Difesa) e che tipo di armamenti prodotti dalla ditta Oto Melara del valore di 3 milioni di euro siano stati esportati su autorizzazione sempre del suo Dicastero (SMD/47890/05) segnalata nella Relazione della Presidenza del Consiglio nel 2009?


Ci sarebbero tantissime domande a molti lati oscuri di questa vicenda...
Io non smetterò di cercare delle risposte...






Fonti e dati fornite da: La Tavola della Pace

1 commento:

  1. Non smettere di cercare risposte e condividerle. Ti ringrazio per questo "lavoro" che fai. Sono indignata. E comprendo che ci sono cuori ostili alla vita e alla terra.

    RispondiElimina

Lascia il tuo commento qui

Per inserire un commento CLIKKA sul titolo del post
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...